Porto turistico: “Ecco cosa si può fare in rispetto di quella tanto decantata legalità”. Intervista A testa alta con Antonino Catania

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@Paolo Picone

LICATA – Diffida su oneri porto turistico: “I cittadini e la politica non hanno bisogno di diffide e di sentenze passate in giudicato e devono arrivare prima dei magistrati”

Intervista ad Antonino Catania sulla diffida inviata dall’associazione A testa alta alla Commissaria Straordinaria del Comune di Licata, Maria Grazia Brandara

La vostra associazione ha inviato una diffida alla Commissaria Brandara affinché si avviino delle procedure volte al recupero del credito, di quasi 6 milioni di euro, vantato dal Comune di Licata nei confronti della società Iniziative Immobiliari per oneri di concessione edilizia riguardanti il porto turistico. Tra pochissimi giorni la Commissaria dovrà decidere. Ci puoi spiegare di che cosa si tratta?

«Occorre subito precisare che questo credito viene giudizialmente contestato da Iniziative Immobiliari, sia con riferimento alla stessa sussistenza del suo obbligo a pagare che all’entità degli importi. L’ingiunzione di pagamento a carico della società è stata annullata dal TAR ed è ancora in corso il giudizio di appello al Consiglio di giustizia amministrativa proposto dal Comune»

Insomma, Iniziative Immobiliari non è stata con le mani in mano…

«No, assolutamente. Ma il fatto che ci sia un giudizio in corso, per noi, non muta i termini del problema, anzi le nostre preoccupazioni derivano proprio da quel giudizio e, in particolare, da alcuni passaggi motivazionali della pronuncia di primo grado. Cerco di spiegarmi chiaramente: il TAR, nel dare ragione alla società, ha messo in evidenza un vizio che noi vorremo venisse sanato al più presto dal Dipartimento Urbanistica»

Questo vizio potrebbe travolgere la richiesta di pagamento fatta dal Comune?

«Purtroppo, si, Paolo. L’enorme produzione normativa, specie nel campo del diritto amministrativo, genera un quadro nel quale qualunque interesse, più o meno legittimo, può trovare un cavillo a cui appellarsi per invalidare un atto, anche se dal lato opposto della bilancia c’è un gravissimo danno agli interessi della collettività. Nel caso degli oneri, la posta in palio è troppo alta per correre rischi. Occorre fare tesoro delle indicazioni provenienti dalla sentenza del TAR e rimediare all’errore fatto dal Comune nel chiedere il pagamento alla società Iniziative Immobiliari»

Puoi spiegarmi in cosa consiste questo errore?

«È necessario che faccia una premessa. Nel 2006, il Dirigente del Dipartimento Urbanistica rilascia a Iniziative Immobiliari il permesso di costruire per la realizzazione del porto turistico senza prevedere alcun pagamento degli oneri di concessione, sull’assunto che si trattasse di “attrezzature d’interesse pubblico” previste nel PRG e dal PRP. Si ritiene di applicare una norma del T.U. in materia edilizia che prevede appunto la gratuità della concessione edilizia per gli impianti, le attrezzature e le opere pubbliche o di interesse generale. Cinque anni più tardi, vale a dire, nel 2011, l’amministrazione guidata dal Sindaco Angelo Graci solleva dei dubbi circa la legittimità dell’esenzione concessa a Iniziative Immobiliari e chiede lumi all’Assessorato regionale Territorio e Ambiente il quale, a sua volta, investe della questione l’Ufficio Legislativo e Legale della Presidenza della Regione Siciliana. Il parere reso dall’Ufficio è chiaro: Iniziative Immobiliari, impresa privata, non poteva usufruire del beneficio; occorre quindi modificare la concessione edilizia e chiedere alla società il pagamento dei relativi oneri»

I problemi sembrano essersi risolti…

«Tutt’altro: sono appena cominciati. Il Dirigente del Dipartimento Urbanistica, Vincenzo Ortega, si rifiuta di rettificare la concessione, ribadendo la correttezza e la legittimità del proprio operato, anche a fronte del parere legale della Regione; un parere che lo stesso ingegnere Ortega ritiene, tra l’altro, non stringente nella sua formulazione. A complicare le cose arriva uno scontro tra giunta comunale e segretario generale sulla legittimità di un atto di indirizzo sul recupero degli oneri approvato dall’organo esecutivo. Ne nasce una battaglia di carte tra uffici comunali dove purtroppo, a mio avviso, gli interessi della città restano in secondo piano. Il Dirigente Ortega continua a rimanere fermo sulle proprie posizioni e si assiste a un’impasse. La via d’uscita, che intravede il Sindaco Graci, è quella di avocare a sé il procedimento gestito da Ortega e di assegnarlo direttamente ad un altro Dirigente. E così viene fatto. Ma la scelta cade su Maurizio Falzone, allora Dirigente dei Lavori Pubblici, mentre Ortega viene lasciato al suo posto a dirigere l’Urbanistica»

Quindi un dirigente di un settore diverso da quello che aveva rilasciato la concessione edilizia?

«Si. Al Sindaco Graci va il merito di aver posto il problema oneri porto turistico – aprendo un varco su una questione molto sentita dai cittadini ma che, stranamente, è stata e continua ad essere argomento tabù per la maggior parte dei politici e amministratori locali – ma la sua decisione si rivelerà un errore, stando almeno alla sentenza del TAR di Palermo a cui la società Iniziative Immobiliari aveva presentato ricorso. In parole povere, il Sindaco Graci, verosimilmente lasciato solo a gestire la situazione, non aveva considerato che la competenza a provvedere in sede di autotutela è riconosciuta solo allo stesso organo che ha emanato l’atto illegittimo e, facendo un po’ di confusione tra funzioni di indirizzo e controllo e funzioni di gestione amministrativa, anziché limitarsi a fissare un obiettivo, aveva direttamente disposto, quasi predisponendo il provvedimento, che il Dirigente del settore Lavori Pubblici provvedesse alla modifica del permesso di costruire rilasciato dal Dirigente dell’Urbanistica. Questo, in estrema sintesi, il vizio evidenziato dal TAR»

Quale rimedio si può attuare per risolvere il problema?

«Il TAR ha accolto il ricorso di Iniziative Immobiliari per la ritenuta incompetenza del Dirigente del Dipartimento Lavori Pubblici a modificare il permesso di costruire. Nessun’altra questione è stata esaminata dal giudice amministrativo, compresa quella riguardante la legittimità o meno della gratuità della concessione edilizia. Il Comune, anche a seguito dei nostri solleciti, ha proposto appello e dunque la partita per il recupero degli oneri di concessione è tutt’altro che chiusa. Per noi, un provvedimento di ratifica adottato oggi da un nuovo Dirigente del Dipartimento Urbanistica, da individuarsi nell’attuale Segretario Generale o nell’attuale Dirigente del Dipartimento AA.GG., quantomeno per il tempo strettamente necessario all’adozione dell’atto, sanerebbe, con effetto retroattivo, il vizio di incompetenza relativa di cui le due determine del Dipartimento Lavori Pubblici risultano inficiate; e ciò scongiurerebbe il rischio di vedersi respinto l’appello proposto dal Comune qualora il CGA ritenesse di confermare il vizio rilevato in primo grado»

Detto così, sembra molto semplice…

«Lo è. È un problema di volontà. La nostra associazione ha indicato una soluzione. Potrebbero essercene altre. Ma qualcuno fino ad oggi ha evidenziato il problema e presentato proposte? La sentenza del TAR è stata salutata come la pietra tombale su ogni prospettiva di recupero degli oneri, con tanto di conferenze stampa, telecamere e fanfare, e nessuno ha “osato” ribattere. Noi, nel nostro piccolo, ci siamo attivati per segnalare il problema e cercare di risolverlo quanto prima. Senza sentirci depositari della verità assoluta, abbiamo anche chiesto di acquisire un parere legale sulla soluzione da noi prospettata. Anche in questo caso, nessuna risposta. Si vede che il recupero di 6 milioni di euro non rientrava tra le priorità di chi ha fin qui amministrato»

Quindi in passato avete sollecitato l’avvio di queste procedure?

«Si. Nel dicembre del 2013, mentre era ancora pendente il giudizio al TAR, abbiamo chiesto, basandoci su documenti contabili e fatti certi – come la cessione del Centro Commerciale e di diversi fabbricati, tra cui le famose “cabine marittime” per intenderci – che il credito, ancorché sub iudice, venisse salvaguardato con provvedimenti cautelari al fine di scongiurare che la società Iniziative Immobiliari e i suoi aventi causa potessero porre in essere atti dispositivi o pregiudizievoli; ma, come al solito, nessun riscontro. A partire dal giugno 2015, oltre a sollecitare la presentazione dell’appello, abbiamo chiesto l’adozione di un provvedimento di ratifica degli atti nel frattempo ritenuti dal TAR viziati da incompetenza. Tanti solleciti, tutti rimasti inascoltati».

Avevate scritto anche alla Commissaria Brandara?

«Si, nel giugno del 2015»

Cosa vi fa pensare che stavolta sia effettivamente quella buona?

«La Commissaria Brandara allora non conosceva a fondo la questione, e in tutti i suoi risvolti. Penso, ma non ne ho la certezza, che abbia fatto giusto in tempo, visto l’approssimarsi della scadenza del suo incarico, a chiedere una relazione allo stesso Dirigente Ortega. Se l’ha fatto, ha commesso un errore. Adesso avrà modo di esaminare e valutare a fondo il contenuto della nostra diffida. Siamo fiduciosi. La nostra città, per il risalto dato dai media nazionali alla vicenda demolizioni, è stata sottoposta a un’overdose di legalità troppo “parlata” e, spiace dirlo, poco praticata. La legalità dell’ovvio praticata da amministratori e dirigenti soltanto a suon di diffide della Procura della Repubblica («fai questo altrimenti la tua condotta può configurare il reato di omissioni di atti d’ufficio»), non porta a nulla se non a distogliere l’attenzione da problematiche più serie e, forse, a poltrone sicure e alle facili carriere politiche. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: bisogna attivarsi prima delle inchieste e delle diffide della magistratura. La differenza tra un buon amministratore e uno pessimo la fa il modo in cui vengono affrontate le difficoltà. Andiamo a vedere come sono state affrontate le annose questioni che assillano i cittadini licatesi, dall’acqua alla depurazione, dalle alluvioni al rischio idrogeologico, passando per la gestione dei rifiuti, ecc. Senza dire che non c’è più angolo della città al sicuro da predatori senza scrupoli che non esitano a sacrificare ambiente, spiagge, spazi collettivi, perfino strade e piazzali, per il proprio profitto. Se qualche cricca o consorteria pensa che i cittadini continueranno ad assistere inermi allo spettacolo, davvero deprimente, della dissipazione e distruzione dei Beni Comuni, confidando ancora sulla “distrazione” di amministratori e sui ritardi della giustizia, si sbaglia di grosso. I cittadini e la politica, quella fatta con passione e onestà, non hanno bisogno di diffide e di sentenze passate in giudicato e devono arrivare prima dei magistrati»

All’atto del suo insediamento, la Commissaria Brandara ha dichiarato che lavorerà nell’interesse dei cittadini che cercano riscatto e desiderano trasparenza e legalità…

«Ecco, si tratta di passare dalle parole ai fatti. Del resto, sulla questione beni confiscati che abbiamo posto fin dal primo incontro con la Commissaria Brandara due anni fa, i fatti si sono visti. Se oggi, a Licata, c’è più trasparenza su affidamento e gestione dei beni sottratti alla mafia è merito della dottoressa Brandara; prima di lei, c’era solo un elenco di immobili, carente e zeppo di errori, ben conservato in un cassetto dell’ufficio patrimonio»

Mutiamo prospettiva e mettiamoci dalla parte dell’impresa: chiedere il pagamento degli oneri a distanza di oltre dieci anni dal rilascio di una concessione gratuita non sarebbe un’ingiustizia per chi dovrà far fronte a questo rilevante costo all’epoca non previsto?

«La tua domanda mi permette di chiarire due punti: anzitutto, il pagamento degli oneri è stato richiesto dal Comune di Licata nel febbraio del 2013. La comunicazione di avvio del procedimento all’impresa risale al 2012. Oggi nessuno è chiamato a scegliere tra chiedere o non chiedere il pagamento degli oneri. Chi si pone ancora questo problema – già affrontato e risolto dal nostro Comune quattro anni fa, dopo aver acquisito pareri importanti e i necessari elementi di valutazione – alimenta confusione, prende tempo e cerca di nascondere le proprie responsabilità o quelle di altri. Le richieste dell’associazione A testa alta mirano, invece, a sanare un vizio di incompetenza relativa, cioè un errore, ancora emendabile, che ha portato all’annullamento da parte del TAR di due determine dirigenziali. Il problema è dunque se e come salvare questi provvedimenti il cui annullamento definitivo da parte del CGA costerebbe ben 6 milioni di euro alle casse comunali. Bisogna poi sgombrare il campo da un altro equivoco: all’epoca del rilascio della concessione edilizia, parliamo del 2006, non venne previsto e concordato alcuno “scomputo” dagli oneri di urbanizzazione. La concessione era semplicemente gratuita, non prevedendosi cioè il pagamento del relativo contributo né la possibilità di adempiere all’obbligo di pagamento mediante esecuzione diretta di opere di urbanizzazione, che infatti nel provvedimento non furono individuate e quantificate. Riprendere oggi questa tesi, infondata, fuorviante e tirata fuori dal cilindro solo dopo che l’amministrazione Graci aveva manifestato l’intenzione di chiedere all’impresa il pagamento degli oneri, equivale – a nostro avviso – a gettare confusione nella confusione: il Comune, lo ripeto, ha già deciso di modificare la concessione edilizia e di chiedere il pagamento all’impresa già nel 2013»

La ratifica che avete chiesto non rischia di generare altro interminabile contenzioso?

«L’impresa, una volta sanato il vizio di incompetenza, ovviamente, potrà riproporre tutte le altre sue difese. Sarà il TAR a decidere, ma stavolta si troverà davanti un provvedimento emanato dal Dipartimento competente. Ricordo che il TAR si era pronunciato in sede cautelare stabilendo che le censure proposte da Iniziative Immobiliari non apparivano assistite da sufficienti elementi di fondatezza e che, di contro, il Comune di Licata sembrava aver legittimamente esercitato il potere di autotutela in tema di determinazione degli oneri concessori. Detto questo, ritengo che ad impensierire seriamente chi amministra la cosa pubblica non deve essere un contenzioso, ma l’inerzia, il non aver fatto abbastanza per recuperare delle risorse sottratte alla collettività. Anche per questo motivo, la diffida è stata inviata alla Procura Regionale presso della Corte dei Conti. Se ci sono responsabilità e conseguente danno erariale, non è detto che a pagare, alla fine, debba essere Iniziative Immobiliari»

Sempre con riferimento al porto turistico, ci sono altri atti che avete sollecitato con la diffida alla Commissaria Brandara?

«Sì. Provo a spiegarlo. Ottenuto il decreto ministeriale di compatibilità ambientale, con una serie di “conferenze di servizi” indette dall’Ufficio attività produttive del Comune di Licata, è stato modificato, a nostro avviso, l’originario progetto a suo tempo presentato dall’impresa al Ministero dell’Ambiente. Da tempo stiamo approfondendo questo aspetto e attendiamo i chiarimenti sollecitati proprio in questi giorni dal Ministero alla Regione Sicilia sulla mancata esecuzione delle verifiche di ottemperanza delle prescrizioni. Accade però che, nel dicembre 2014, in una di queste conferenze di servizi, si perviene all’approvazione dell’ennesima variante senza tenersi conto del fatto che, sei mesi prima, Iniziative Immobiliari era stata dichiarata decaduta dalla concessione demaniale marittima e invitata a provvedere allo sgombero delle aree demaniali e degli specchi acquei entro il luglio 2014. Questo verbale di conferenza di servizi viene addirittura adottato nonostante una formale diffida all’annullamento degli atti rivolta all’Ufficio attività produttive del Comune di Licata dal competente Assessorato Regionale. In sostanza, l’Assessorato, proprietario delle aree e degli immobili realizzati, afferma che Iniziative Immobiliari non è più titolare della concessione demaniale e deve sgomberare mentre qui a Licata si approva una variante al progetto, dandosi il via libera per altri lavori su un’area che non è più nella disponibilità dell’impresa»

Posso sapere che tipo di lavori sono stati autorizzati?

«Una nuova distribuzione dei fabbricati, la realizzazione di una piscina e l’ampliamento della “Chiesa del Marinaio” in modo da poterla “utilizzare anche per matrimoni, cerimonie, ecc.”»

Per matrimoni, ho capito bene? Sempre nel porto turistico?

Sì. Non faccio commenti in merito.

Quindi cosa chiedete?

«Una direttiva al Dirigente del Dipartimento Finanze, Sportello Unico Attività Produttive, affinché convochi una nuova Conferenza di servizi per procedere all’annullamento, in via di autotutela, del verbale del dicembre 2014. Se è vero che Iniziative Immobiliari occupa abusivamente le aree demaniali dal luglio 2014, crediamo sia il minimo che, attualmente, si possa fare in rispetto di quella tanto decantata legalità e di tutte le altre buone cose di cui in molti si riempiono la bocca in TV.