“Non solo oneri non pagati, il porticciolo è del tutto abusivo”: chiesti altri 24 rinvii a giudizio

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Il pubblico ministero Alessandra Russo chiede di mandare a processo il costruttore, tre dirigenti del Comune e i titolari delle concessioni

Non solo oneri concessori sottratti alle casse del Comune: la Procura ipotizza che il porticciolo turistico di Licata sia totalmente abusivo con varianti approvate in maniera illegittima e spazi edificati senza concessione, quando l’autorizzazione ad occuparli era stata revocata. Il pubblico ministero Alessandra Russo ha chiesto altri ventiquattro rinvii a giudizio.

 

La richiesta di approfondimento dibattimentale, per i reati di abuso di ufficio, abuso edilizio e occupazione abusiva di area demaniale, è stata formulata, innanzitutto, per Luigi Francesco Geraci, 75 anni, imprenditore di Sommatino, titolare della società “Iniziative immobiliari” che ha realizzato il progetto. Nella lista degli imputati anche tre dirigenti del Comune di Licata: Andrea Occhipinti, 50 anni, a capo del dipartimento finanziario; Giuseppa Maria Pia Amato, 60 anni, responsabile del Suap (Sportello attività produttive) e Vincenzo Ortega, 58 anni, dirigente del dipartimento Urbanistica. Sotto accusa anche venti titolari di concessioni. Ecco la lista: Paola Vizzini, 69 anni; Salvatore Geraci, 40 anni; Bartolo Consagra, 43 anni; Giuseppe Licata, 39 anni; Gaetano Licata, 44 anni; Giuseppe Amato, 77 anni; Rosa Maria Comparato, 74 anni; Antonino Pira, 45 anni; Alessandro Ignazio Gioacchino, 62 anni; Eugenio Guagenti, 48 anni; Vincenza Amato, 44 anni; Michele Gattuso, 49 anni; Angela Picone, 69 anni; Vito Giovanni Rago, 47 anni; Santino Pellitteri, 62 anni; Amedeo Angelo Strada, 72 anni; Patrizia Fabio Tirrozzo, 66 anni; Giacinto Marzullo, 52 anni; Carolina Bentivegna, 67 anni e Benedetto La Monica, 37 anni. Geraci e i tre dirigenti del Comune (il costruttore e Ortega sono imputati anche nel precedente procedimento che ipotizza dei brogli per eludere il pagamento di 7 milioni di oneri concessori) sono accusati di abuso di ufficio perché, nel 2014, avrebbero approvato una variante illegittima al progetto, per ragioni legate all’acquisizione dei documenti, che consentì alcune modifiche per realizzare, fra le altre cose, una nuova piscina con annessi servizi e un fabbricato.

A sollevare il caso, negli anni scorsi, è stata l’associazione “A testa alta”, presieduta dall’avvocato Antonino Catania, che si è già costituita parte civile nel primo processo. La nuova udienza preliminare, destinata ad essere unificata alla precedente, è in programma il 21 dicembre davanti al gup Giuseppe Miceli.

I difensori (fra gli altri gli avvocati Carmelinda Sabia, Antonino Gaziano, Daniele Cammilleri e Luigi Ciotta) potranno scegliere un rito alternativo. In caso contrario sarà il giudice a decidere se disporre il rinvio a giudizio.