Licata, I marines tornano al Palazzo di città dopo 74 anni

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@Paolo Picone

LICATA – A distanza di 74 anni dallo sbarco “alleato” gli americani tornano a Licata. Un rapporto che risale agli inizi del secolo scorso, quando una nutrita colonia di licatesi si è trasferita negli States per cercare fortuna e proseguito nel tempo, quando con lo sbarco del 10 luglio 1943 la città di Licata è stata la prima città conquistata dagli Alleati e dalla quale ha avuto inizio la liberazione dal fascismo, dal nazismo e il processo di ritorno alla libertà e alla democrazia. Ieri mattina, un drappello di militari americani di stanza nella base di Sigonella, sono stati in città per celebrare i 74 anni dell’ora “X”. “L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Angelo Cambiano – spiega l’ideatrice dell’iniziativa, l’assessore Annalisa Cianchetti – ha infatti intrapreso una iniziativa tesa a valorizzare gli ottimi rapporti che intercorrono tra la città ed il popolo americano. Ed è proprio per questi motivi che Alberto Lunetta, responsabile della Comunicazione della Stazione Aeronavale americana di Sigonella, contattato in merito, ha accolto l’invito a continuare rapporti dì fratellanza  e pace con i militari Usa”. Il sindaco Angelo Cambiano ha ricevuto formalmente a Palazzo di Città un drappello di ufficiali in alta uniforme. Al termine della cerimonia ufficiale, i partecipanti da piazza Progresso si sono diretti verso piazza della Vittoria per deporre una corona di fiori sulla stele che ricorda lo sbarco degli alleati, ed una al cospetto del Monumento dedicato alla vittime civile della Seconda Guerra Mondiale. Dopo la visita del Chiostro di Sant’Angelo, della mostra sullo sbarco e del rifugio antiaereo di via Marconi, la manifestazione si  è trasferita ad est di Licata, all’altezza del Villaggio Serenusa, per la scopertura della quarta stelle che ricorda i luoghi dello sbarco a Licata. Si tratta della quarta stele presente nei punti toccati dallo sbarco, da Mollarella a Poggio di guardia. Per quanto riguarda l’aspetto storico, l’amministrazione si è avvalsa della consulenza di Calogero Carità e di Carmela Zangara che hanno scritto libri sullo sbarco. “Nella notte tra il 9 e il 10 luglio – ha detto Carità – iniziò la “battaglia di Sicilia”. Il piano d’assalto, detto “Husky”, dal nome del cane siberiano da slitta, era stato elaborato dalla Force 141 dello Stato Maggiore alleato ed approvato dal presidente americano Roosevelt e dal primo ministro britannico Churchill e prevedeva che la 7a armata avrebbe dovuto sbarcare presso Licata, codificata come area “Joss”, prendere Gela, assicurare il fianco alla ottava armata a Ragusa nella sua avanzata”. Nel 2013, in occasione del 70esimo anniversario dello sbarco, a Licata si erano svolte una serie di iniziative tra cui una suggestiva “colonna” di mezzi militari che ha invaso tutto il Corso Roma ed ha stazionato sotto al municipio, in piazza Progresso per salutare quella “campana” del palazzo di città divenuta un  simbolo letterario. “Una campana per Adano”, titolo originale “A bell for Adano” è il libro scritto da John Hersey giornalista americano che con questa opera ha vinto il premio Pulitzer 1945). Hersey è considerato uno dei padri del new journalism e questa sua storia si basa su una storia vera, quella del maggiore italo americano Frank Toscani e della campana di Licata. L’episodio è stato raccontato da Carità anche ieri mattina. “Durante il fascismo era scomparso tutto ciò che era di bronzo perché si dovevano costruire le armi. Quando Toscani arrivò a Licata un gruppo di licatesi andò da lui per chiedere di sistemare nuovamente le campane del palazzo municipale. Toscani chiese a cosa servissero, e la risposta fu’: “Servono a scandire la giornata, a farci ricordare che siamo vivi”. Ed il giorno prima di partire, il maggiore regalò le campane alla città di Licata”.