La Cgil ai sindaci: pochi assistenti sociali nei Comuni

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@Paolo Picone

massimo rasoLICATA. La Confederazione ed il sindacato dei pensionati della CGIL rilevano che gli uffici della solidarietà sociale sono divenuti i “parafulmini” del disagio delle comunità locali. Dopo i fatti incresciosi di Licata e Canicatti non si è andati oltre gli atti di solidarietà espressi da diverse Istituzioni alle Assistenti sociali, vittime di aggressione di “qualche esasperato”, dal momento che è mancata la volontà di tradurli in provvedimenti, in scelte mirate al rilancio, potenziamento, qualificazione degli uffici e dei servizi: trattasi di un luogo sulla quale le scaricano le contraddizioni di un “sistema malato”. Una trincea,  un vero e proprio  “pronto soccorso sociale” dove avviene il primo impatto di richieste, anche le più disparate, un punto di ascolto, di dialogo, di presa in carico, particolarmente di quella parte più fragile, più vulnerabile, spesso sospinta verso esasperazione e disperazione. E’ del tutto evidente la “miopia” di molti Amministratori che non hanno saputo/voluto utilizzare le favorevoli condizioni per l’assunzione di assistenti sociali, utilizzando la legge 22/1986 e successive disposizioni regionali che prevedevano, per l’appunto, la istituzione in ogni Comune del servizio sociale professionale con la presenza di un assistente sociale ogni cinque mila abitanti, a fronte del fatto che in  molti Comuni, oggi, non vi è nemmeno un Assistente sociale. Il quadro attuale registra una pesante  sofferenza e criticità degli uffici e  dei servizi per carenza di personale tecnico ed amministrativo, con pochi assistenti sociali, spesso precari, ad orario ridotto e con rapporti di lavoro atipici. Risultato: operatori sovra esposti, sovra caricati di lavoro, personale spesso “tutto fare”, tutto organizzare per tentare di rispondere alla domanda crescente, mentre decrescente è il trasferimento di risorse finanziarie da Stato e Regione, quando nuovi competenze vengono assegnate. La Confederazione ed il sindacato dei pensionati della CGIL chiedono l’attivazione di misure idonee ed efficaci di sicurezza, di tutela degli Addetti, unitamente ad una migliore offerta di servizi. E’ doveroso chiedere che fine ha fatto la nota del 5 settembre 2014,  che si allega, con la quale l’ex Assessore regionale Bruno ha chiesto ai Presidenti dei Comitati dei Sindaci  dei Distretti socio sanitari “ di verificare la concreta attuazione della, sopra citata, legge 22/1986”. Tutto ciò premesso serve da parte dei Sindaci un’attenzione ed un respiro politico, sociale e amministrativo nuovi nell’affrontare questa problematica tanto delicata quanto complessa, partendo dalla convocazione di riunioni congiunte e cioè dei Comitati dei Sindaci dei Distretti socio sanitari e dei Gruppi piano, legge 328.