Graci non prese tangente: un’invenzione degli inquirenti?

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@Paolo Picone

angelo graci sindaco con la fasciaLICATA – “Non c’è mai stata nessuna corruzione”. La prima sezione della Corte d’Appello di Palermo, presieduta dal dottor Garofalo, ha confermato la sentenza del tribunale di Agrigento con la quale l’ex sindaco Angelo Graci, l’ex assessore Tiziana Zirafi (attualmente consigliere comunale in carica), Nicolò Riccobene e l’imprenditore Carmelo Napolitano erano stati assolti per non aver commesso il fatto. Nella sentenza di assoluzione dell’ex sindaco di Licata Angelo Graci, del vice presidente del consiglio comunale Nicolò Riccobene e dell’assessore ai servizi sociali Tiziana Zirafi, il Tribunale di Agrigento osservò che la tesi accusatoria era originata da “fonti confidenziali” dei Carabinieri di Licata, alimentata da “soggetti non disinteressati” e tenacemente coltivata, fino all’epilogo dibattimentale, in larga misura su “basi congetturali”. I pedinamenti e le successive perquisizioni, infatti, non portarono a nulla, anzi confermarono che tutto era regolare; così come le intercettazioni, “riguardate con distacco, ossia senza preconcetti”, come scrissero i giudici del Tribunale di Agrigento (Messina, Lupo e Siena), non lasciarono “mai intravvedere l’esistenza di un patto corruttivo tra i soggetti della vicenda, deponendo anzi, talvolta, in senso contrario”. Oggi una sentenza di secondo grado, della Corte di Appello di Palermo, conferma l’assoluzione, con formula piena, dell’ex sindaco Angelo Graci e degli altri imputati.