Figlio promosso con il 9, respinto il ricorso dei genitori che chiedevano il 10

- in Attualità
983

A Canicattì la coppia sosteneva che il ragazzino dovesse essere promosso con “eccellente” invece di “ottimo”

Una coppia di Canicattì, ha presentato ricorso al Tar di Palermo perché all’esame di terza media il figlio ha ottenuto la licenza con la votazione di “ottimo”, pari a 9. I genitori, invece, sostenevano che il ragazzino dovesse essere promosso con “eccellente”, cioè 10. Il ricorso è stato però respinto dal tribunale amministrativo regionale.

I giudici della prima sezione del Tar presieduta da Calogero Ferlisi (Aurora Lento, consigliere, estensore Roberto Valenti, consigliere) hanno respinto le richieste di annullare il verbale dei giudizi sulle prove di esame della scuola Giovanni Verga.

“Come noto, la scuola, nel valutare la preparazione degli alunni, non applica scienze esatte che conducono ad un risultato certo ed univoco, come si verifica ad esempio nei casi di accertamento dell’altezza di un determinato candidato o del grado alcolico di una determinata sostanza, – scrivono i giudici nella sentenza – ma formula un giudizio tecnico connotato da un fisiologico margine di opinabilità, per sconfessare il quale non è sufficiente evidenziare la mera non condivisibilità del giudizio, dovendosi piuttosto dimostrare la sua palese inattendibilità”.

I giudici, a questo punto, riportano tutti i voti conseguiti dall’alunno. “Lo studente era stato ammesso con il voto di 9/10 e aveva conseguito i seguenti punteggi: 10/10 nella prova d’italiano; 10/10 nella prova di matematica; 8/10 nella prova di francese; 8/10 nella prova d’inglese; 9/10 nel colloquio pluridisciplinare. Il voto finale di 9/10 si presenta, pertanto, coerente con quelli di ammissione e con quelli conseguiti nelle prove d’esame, tanto più che il voto di 10/10 presuppone il raggiungimento dell’eccellenza in tutte le prove. Sotto questo profilo, valga, in particolare, il riferimento fatto nei giudizi sulle lingue straniere (inglese e francese) alla circostanza che l’elaborato era ‘per lo più’ e non ‘totalmente’ corretto”. I genitori sono stati così condannati a pagare le spese legali quantificate in 1.000 euro.