Droga: ai domiciliari un sottufficiale della Guardia costiera

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@Paolo Picone

LICATA – Era proprio la coltivazione diretta della sostanza stupefacente nelle campagne licatesi, il principale metodo di approvvigionamento utilizzato dal sodalizio per rifornirsi di “Marijuana” che veniva poi rivenduta su tre province della Sicilia. Un asse che si snodava  tra le piazze di Licata, Catania e Messina, con lo smercio di ingenti quantitativi di “Marijuana” ed in alcune occasioni anche di “Cocaina”. Sono stati i Carabinieri della Compagnia di Licata a disarticolare il gruppo dedito a tale attività criminosa, sviluppando un’intensa indagine conclusa con l’esecuzione di dieci misure cautelari emesse dal Gip del Tribunale di Agrigento, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti dei componenti del sodalizio, ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso di“Detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”. In totale sono nove le persone colpite da misure cautelari, di cui quattro sottoposte agli arresti domiciliari, in esecuzione del provvedimento firmato dal Gip del Tribunale di Agrigento su richiesta dal sostituto procuratore della Repubblica, Simona Faga: Marco Cavaleri, 32 anni, di Licata; Agostino Curella, 35 anni, di Licata; Angelo Manganello, 42 anni, originario di Palma di Montechiaro e Marco Ucciardello 34 anni, messinese, sottufficiale della Guardia costiera. Quattro indagati  – due licatesi, un marocchino ed un egiziano –  hanno avuto imposto il divieto di dimora ed uno, un licatese di 30 anni, l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. I provvedimenti sono scaturiti da un’intensa attività investigativa sviluppata attraverso intercettazioni e pedinamenti, che hanno consentito di documentare le modalità di approvvigionamento della “Marijuana” e la successiva capillare cessione al dettaglio tra i giovanissimi, in particolare nelle piazze della movida di Licata, Messina e Catania. Nel corso delle indagini è stato accertato che il sodalizio, grazie a strette amicizie con personaggi del catanese, era riuscito a smerciare nella piazza etnea complessivamente circa 7 Kg di Marijuana. Ancor più rilevante è stato il rinvenimento e sequestro di una piantagione di marijuana individuata in Contrada Giacobbe di Licata, consistente in una serra estesa per circa 3.000 mq., realizzata con rivestimento in plastica opacizzata, all’interno della quale i militari dell’Arma hanno rinvenuto circa 2.800 piante di marijuana dell’altezza media di 4,5 metri. Il blitz è stato attuato da circa cinquanta Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, coadiuvati nelle attività da unità Cinofile dell’Arma.

Quattro tonnellate di erba sequestrate a Licata da maggio scorso ad oggi. E’ questo il bilancio, abbastanza preoccupante, che emerge dopo l’operazione Home Made di questa mattina – l’ennesima in questo territorio volta al contrasto della produzione e dello spaccio di marijuana nell’agrigentino. E Licata, indubbiamente, conquista un ruolo di egemonia assoluta in questo settore.

Tra le campagne che si distendono tra Favara, Palma di Montechiaro, Licata, le innumerevoli serre che, tra una coltivazione di pomodoro e una di zucchine , conservano da occhi indiscreti ingenti quantitativi di marijuana che, da lì a poco, vengono immessi nelle piazze di spaccio agrigentine e non. Il clima che caratterizza la nostra provincia e la predisposizione territoriale di quella porzione così tanto attenzionata negli ultimi mesi dalle forze dell’ordine hanno di fatto reso Licata vero e proprio centro di produzione e distribuzione industriale di marijuana.

Il 23 maggio scorso, sempre i carabinieri di Licata, avevano scovato oltre 600kg di marijuana lungo la strada statale 115 e arrestato un 23enne bracciante agricolo per i reati di produzione e detenzione aggravata di sostanze stupefacenti. L’erba era coltivata in tre tunnel serra lunghi circa 20 metri ciascuno. Il 4 settembre è la polizia del commissariato di Licata, coadiuvati dagli agenti della squadra mobile di Agrigento, a fare colpo grosso: vengono rinvenuti a Torre di Gaffe, in uno dei cinque tunnel scavati lungo l’agro, numerose piante di cannabis, alte 1.90m, per un peso complessivo di 244kg. In quell’operazione furono arrestati due braccianti agricoli di Palma di Montechiaro, Emanuele Burgio – 24 anni – e Francesco Cottitto, 40 anni, rispettivamente nipote e zio.

Il 14 settembre il sequestro più corposo: gli agenti del locale commissariato – guidati allora da Marco Alletto – insieme a quelli della Squadra Mobile di Agrigento – diretti da Giovanni Minardi – sequestrarono oltre 2867 chilogrammi di marijuana in un appezzamento di terra in contrada Rosa Marina. L’agro era in disponibilità di Giuseppe Cannella, 38 anni, incensurato, che è stato arrestato in flagranza di reato. La marijuana era nascosta in undici serre-tunnel – lunghe 35 metri ciascuna. Durante una perquisizione parallela gli agenti di Polizia, in un altro terreo in disponibilità di Cannella in località Monte Pizzuto, hanno rinvenuto altri 46kg di cannabis in fase di essicazione.  Per estirpare la grande quantità di piante è stato necessario impiegare personale del comune, camion e trattori. Il sequestro, per la quantità e qualità della cannabis sequestrata, è uno dei più importanti effettuati nell’Isola e metterà in moto complesse indagini volte ad identificare la rete dei soggetti distributori dello stupefacente legati al Cannella. Quest’ultimo, agli agenti che lo ammanettavano, avrebbe detto che non riusciva a campare coltivando solo pomodori e che la coltivazione di cannabis era molto più redditizia.