Crollo del viadotto Petrulla: chiesta una condanna ed un rinvio a giudizio

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La campata crollata del viadotto "Petrulla" lungo la statale 626, in territorio di Licata (Agrigento), 7 luglio 2014. Il cedimento strutturale del ponte ha fatto sì che le carreggiate si siano piegate verso il basso, toccando il fondo, da un'altezza di circa 4 metri. ANSA/ CALOGERO MONTANA LAMPO

La responsabilità per il crollo del viadotto Petrulla sarebbe da attribuire al progettista ed al direttore dei lavori. Ne è convinta il Pm Eliana Manno della Procura di Agrigento che ha chiesto il rinvio a giudizio per il progettista che ha scelto il rito ordinario e la condanna ad un anno e 8 mesi per il direttore dei lavori, che ha optato invece per l’abbreviato.

 

 

LICATA. Il viadotto Petrulla, crollato lungo la strada statale 626, nei pressi di Licata , il 7 luglio di quattro anni fa e riaperto dopo un’interminabile odissea, crollò a causa di errori nell’esecuzione dei lavori. Ne è convinta il pubblico ministero Elenia Manno che, ieri mattina, ha chiesto una condanna e ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio. Gli imputati sono l’ingegnere Cammarata, 87 anni, di Caltanissetta, progettista, e il direttore dei lavori Stefano Orlando.

 

Quest’ultimo, attraverso il proprio difensore, l’avvocato Luigi Tramontano, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato: niente dibattimento, quindi, o altre prove rispetto a quelle emerse nella fase delle indagini preliminari. Il pm Elenia Manno, sulla base degli atti del fascicolo, ha chiesto la condanna a un anno e otto mesi di reclusione per l’accusa di disastro colposo. La pena proposta è ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato. Giudizio ordinario, invece, per Cammarata, difeso dall’avvocato Gerlando Vella. A decidere, il prossimo 25 settembre, sarà il giudice dell’udienza preliminare Stefano Zammuto che ieri ha dato la parola sia al pm che ai difensori per le discussioni conclusive.

 

Per Cammarata dovrà stabilire se disporre il non luogo a procedere oppure il rinvio a giudizio. Per Orlando, assoluzione o condanna. La costruzione fu realizzata nei primi anni Ottanta. A seguito del cedimento del ponte, diverse vetture rimasero coinvolte nel successivo tamponamento a catena. Ci furono quattro feriti, fortunatamente senza gravi conseguenze ma si andò incontro a un’interminabile odissea per la viabilità. L’inchiesta, prima del trasferimento alla Procura di Monza, è stata condotta dal pubblico ministero Carlo Cinque e si è sviluppata, soprattutto, grazie a una consulenza tecnica che ha posto l’accento su una serie di errori strutturali e di realizzazione dell’opera. Sarebbe questo, secondo il pm Elenia Manno che ieri ha illustrato la sua requisitoria, la causa del cedimento.

 

Il dissequestro è arrivato proprio nel marzo del 2015, dopo che i tecnici hanno consegnato la relazione. La riapertura ufficiale è avvenuta lo scorso 2 marzo. Anche il presidente della Regione Nello Musumeci aveva preso parte alla riapertura del viadotto, la cui interdizione aveva creato enormi disagi a diversi comuni della provincia. Gli interventi successivi hanno comportato un investimento complessivo pari a oltre 9 milioni e 200 mila euro, di cui circa 5,5 milioni destinati al «Salso» e la restante parte al «Petrulla».