Canicattì, Si dimette l’assessore Di Natali. Ecco le motivazioni

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@Paolo Picone

CANICATTI’ – Si è dimesso l’assessore all’ambiente, salute, pubblica istruzione del Comune di Canicattì, Enzo Di Natali. Lo ha fatto ieri sera durante la riunione del Consiglio comunale.

ECCO LE MOTIVAZIONI: Discorso dell’Assessore Di Natali in Consiglio Comunale del 20 Luglio per le dimissioni Ci sono nella vita dei traguardi che nulla può eguagliare. Fin da ragazzo partecipavo con interesse ai lavori consiliari che si svolgevano in questa sede, e mi convinsi che qui si prendono le decisioni per il futuro della città. In me, questo luogo era divenuto un simbolo per poter fare del bene e per esercitare la politica come esercizio della carità come ha insegnato Paolo VI. E con grande emozione e trepidazione, lo scorso, dopo aver vinto le elezioni, iniziai il mio servizio inteso nel significato puro del termine: servo del mio popolo. Senza alcuna pretesa di vanagloria, Signor Presidente, Signori Consiglieri, Signor Sindaco e Signori assessori, considero ‘storico’questo mio breve discorso, non per il suo contenuto, ma perché, ahimè, nonostante i miei limiti, sono destinato ad essere immerso nel fiume della storia, per i miei studi nella ricerca storica.

Infatti, nel tempo che verrà altri studiosi si occuperanno delle mie opere Letterarie, Scientifiche e, soprattutto, della monumentale opera sulla storia delle Diocesi della Sicilia, eguagliando nella fatica Diodoro Siculo e certamente Rocco Pirri. Già, ho avuto l’onore di essere ampiamente citato, con nome e cognome, nel romanzo storico di Andrea Camilleri Le pecore e il pastore, il quale per molti aspetti sembra fosse stato anche a me indirettamente dedicato. Per tal ragione, ho curato questo mio breve discorso nei particolari.

Facendo un breve ma significativo bilancio di questo arco di tempo, appena un anno di vita amministrativa, in qualità di Assessore, devo dire che l’esperienza è stata esaltante, e per tal ragione ringrazio Lei, in prima persona, Signor Sindaco, con cui, unitamente a questa meravigliosa squadra di Assessori, abbiamo condiviso fatiche e speranze. Caro Sindaco, non la conoscevo, e ho avuto modo di apprezzarne le doti, avendo lei uno dono particolare: parlare con lo sguardo che è la comunicazione più immediata e più efficace. Nelle riunioni di Giunta, per mia formazione, ho sempre contribuito a trovare la soluzione convergente, avendo come scopo il bene di questa Città. E devo dire che la Giunta Comunale è un’ottima squadra di lavoro, capace di operare in sinergia e competenza.

In questo anno, ho compreso, anzitutto, la nomina di Assessore come una Missione, un apostolato da svolgere in cammino per le strade della città, divenuta luogo d’incontro, di ascolto e di proposte: ho ascoltato il cuore della mia gente, del mio popolo. Mi è piaciuta la dicitura di un pensionato che mi disse: ‘lei è sempre in mezzo alla strada’. E questo mi ha portato a conoscere la misera e la povertà in cui vivono non pochi miei concittadini. Sono entrato in veri tuguri, che, nel periodo invernale erano senza alcuna fonte di calore; ho incontrato famiglie senza viveri, pensionati bisognosi, giovani disperati in cerca di futuro, pronti ad estendere la mano per un qualsiasi lavoro. Non mi sono sdegnato di sedere su sedie sgangherate o bere acqua fresca in bicchieri ‘opachi’. Tutto questo perché desidero vivere la politica come ricerca del Bene Comune, che è un valore fondamentale ed insostituibile per la città a misura d’uomo. Pertanto, concepisco il mandato come passione,  che vuol dire ‘passio’, sacrificio ed impegno, facendo prevalere il Bene di questa città a qualsiasi altro interesse particolare o personale. E per questo impegno, nonostante la distanza, accorciata dalla nuova strada di collegamento, sono stato presente in tutte le riunioni di Giunta e nei Consigli Comunali, tranne una volta per motivi di salute, alfine di seguire con responsabilità il mandato elettorale e la fiducia postami da lei Signor Sindaco.

In questo anno, ho cercato di instaurare uno nuovo rapporto con i Consiglieri, considerandoli Amministratori a pieno titolo, ai quali avevo il dovere di ascoltare osservazioni e proposte.

Ho cercato di instaurare uno stile nuovo con i dipendenti comunali, convinto che ognuno è un’ottima risorsa, e per tal ragione ho cercato di conoscere, nei limiti del possibile, gli eventuali problemi, anche personali, facendomi carico e cercando di proferire parole di conforto, d’incoraggiamento  e di compiacimento.

Ho voluto iniziare questo mio discorso su questi temi perché li considero fondamentali per la costruzione di una città che guarda verso il futuro. Senza stima reciproca, tra Amministratori e Cittadini, tra Amministratori e forze politiche e tra Amministratori e dipendenti Comunali non si va da nessuna parte.

Per quanto concerne le deleghe che mi sono affidate, con grande spirito di servizio, mi sono mostrato sollecito agli interventi dei Signori Presidi, convinto che l’Ente Comunale deve operare in sinergia con loro, e di non abbandonarli mai, visto che si opera per il futuro educativo delle generazioni. Mai, e poi mai, un Preside deve sentirsi abbandonato dalle istituzioni, perché l’amarezza dell’abbandono viene trasmessa ai docenti, e dai docenti agli alunni per giungere alle famiglie. Unitamente all’Assessore Muratore ho seguito pari passo tutto quanto occorreva per il trasferimento dei plessi dell’Istituto Comprensivo Mario Rapisardi, alfine di ottenere il meno disagio per gli alunni. E’ stata una fatica non indifferente che ha impiegato non poche energie che potevano essere bene spese per altri settori. Ma l’emergenza autunnale, come ben sappiamo era quella.

Convinto che i rapporti umani, come dicevo sono fondamentali, ho cercato di costruire un sano dialogo proficuo soprattutto con i dipendenti della ex Dedalo, stando vicino alle loro legittime richieste, condividere i disagi del ritardo nei pagamenti; non mi sono sottratto alle critiche e alle proteste, nonostante qualche volta superavano il comportamento lecito.

Per il bene di questa città non mi sono sottratto – nei momenti critici – di diventare il capo cantiere, seguendo personalmente i lavori di pulizia dalla mattina presto fino al cosiddetto mezzogiorno di fuoco, ritornando spesso in Corso Umberto nella sede del Palazzo di Città, sfinito, puzzolente e sporco, avendo come desiderio imitare il ‘grande Vincenzo Marchese Ragona’. Nonostante le legittime critiche, ricordo che in un anno abbiamo portato la raccolta differenziata dal 5 al 35%  e abbiamo stipulato delle convenzioni per alcuni fondamentali servizi: la raccolta della batterie esauste e i farmaci scaduti. Certo, si poteva fare di più, si poteva fare meglio. Ognuno ha i propri limiti.

Equipaggiato alla meglio, fui presente durante la nevicata dello scorso anno, camminando per le strade cittadine. Il mio senso civico mi portava a conoscere i luoghi più critici alfine di organizzare i soccorsi, anche se ci fu un momento in cui sono stato io soccorso per uno scivolone preso.

Tra le opere di narrativa edite ed inedite ne ho scritto dieci. Avevo pensato di chiudere con la narrativa, purtroppo sono costretto a scriverne l’undicesima dedicata al rifugio sanitario dei cani, che, nonostante l’impegno e la passione costante, è divenuto un caso pirandelliano e sciasciano di sicuro successo, per la diatriba infinita di due funzionari che bloccarono l’attività Amministrativa. Anzi, chiederò ad Andrea Camilleri che sia lui a scrivere il testo.

In questa singolare assise del Consiglio Comunale, ritengo necessaria e fondamentale alzare la guardia alla lotta contro criminalità mafiosa, operando scelte coraggiose. Soltanto in questo modo noi possiamo dare un forte segnale di legalità; e sono convinto che Lei, Signor Sindaco, abbia le qualità, le capacità e le competenze.

Purtroppo, si avvertono dei segnali inquietanti che seriamente ci preoccupano. Molti sono i giovani sbandati che circolano nella nostra città. E sembra che si stia ripresentando lo scenario drammatico della metà degli anni Ottanta quando giovinastri sbandati, avendo una pistola tra le mani, si sentirono ‘potenti’ e capaci di imporre la loro legge. Lo sfregio alla lapide del nostro Servo di Dio, Rosario Livatino, è un gravissimo segnale, e come se il nostro glorioso concittadino fosse stato ucciso un’altra volta; e il suo sacrificio sarebbe stato inutile se quanto l’altro ieri è avvenuto passasse nel più indifferente silenzio.

Sono convinto che Canicattì nonostante tutto abbia le qualità per una rinascita, ma occorre, lasciatemelo dire, convergenza di idee, allo stesso modo di come l’ebbero i nostri Padri dopo la fine del II Conflitto Mondiale; e il Movimento che fondai tre anni fa: Uniti per Canicattì, insieme ad altri valorosi uomini, tra cui desiderio menzionare il grande Totò Castellano, è un invito a guardare lontano, oltre l’area circoscritta del Paese.

Per quel servizio dovuto alla mia città non esitai a richiamare personalmente, in modo energico e risoluto, il responsabile della ditta Seap, che da in affitto i mezzi per il conferimento, per averli efficienti ogni giorno, senza i continui guasti che creano disservizio.

Per quel senso di servizio civico e responsabile, cui sono stato chiamato, non esitai, unitamente all’Amministrazione Comunale, a condividere i provvedimenti per coloro che avevano condiviso l’interruzione del Servizio di raccolta rifiuti quel fatidico Sabato, anche andando contro i miei interessi politici. Ma il bene della città è stato al di sopra di qualsiasi argomento.

Per il bene della città, in modo energico, ho richiesto che il servizio pulizia, come tagliare erba, fosse fatto a zona, a quartiere, e non su segnalazioni, perché tutti i cittadini hanno lo stesso diritto.

 

Enzo Di Natali