Ballottaggio a Licata. Vince Cambiano

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@Paolo Picone

angelo cambiano sindaco di licataLICATA. Al ballottaggio vince Angelo Cambiano. Il candidato, sostenuto da 4 liste civiche, con i suoi 8.537 voti di preferenza, supera l’avversario, Pino Galanti che si è fermato a 6.798 voti. Uno scarto di 1.559 voti. La vittoria di Angelo Cambiano, ex vice sindaco di Angelo Balsamo, ha evidenziato che la scelta che l’elettore licatese ha fatto sulla continuità con la precedente amministrazione comunale. Cambiano, solo contro tutti, anche contro coloro i quali nel 2013 erano a fianco dell’avvocato Balsamo, ha portato a casa un risultato eccellente ed è stato eletto sindaco della città del faro che nel 1987 ha disputato la serie B del campionato nazionale di calcio. Cambiano è un giovane creativo, un grafico pubblicitario che ha fondato una società importante nella città di Licata e dallo scorso anno, da quando si è sposato, ha deciso di dedicarsi all’insegnamento. E’ insegnante “precario” ma adesso avrà il suo bel da fare, da sindaco di Licata, alle prese con la risoluzione delle mille problematiche di questa città. Lo sfidante, “corteggiato” e sostenuto da 7 liste miste, politiche e civiche, tra cui Pd e Ncd (entrambe forze del governo nazionale Renzi) il dottore Pino Galanti, perde vistosamente.

AFFLUENZA ALLE URNE

In tutto sono stati 15.726 i votanti che entro le 15 di ieri hanno imbucato la scheda elettorale con la croce sul nome del candidato sindaco prescelto. Una percentuale del37.08%. Ed è prevalso Angelo Cambiano su Pino Galanti. Il dato vero fa riflettere tutti gli operatori politici locali. Sempre meno gente è attratta dalla politica e si tiene distante dai politicanti. Forse perché la campagna elettorale è diventata sempre più una zona franca avulsa dalla realtà. Dove ognuno ha potuto dire quel che ha voluto e nessuno è riuscito a fare chiarezza all’interno di uno scontro che si è trasformato sempre più in una rappresentazione di persone contro persone, candidati contro candidati, follower contro follower. Una battaglia campale che ha assunto contorni sempre più surreali. Lo scontro ha perso sempre più in passione ed è stato sempre più avvilito da scontri tra candidati. Gli elettori hanno assistito a una vera e propria escalation che ha trovato il proprio terreno di coltura ideale sui social. Una propaganda tesa sempre più ad armare gli uni contro gli altri, ad organizzare spedizioni punitive. Una rincorsa a screditare e delegittimare l’avversario. Programmi, progetti, idee, proposte: tutto annichilito dal rancore. Gli ancoraggi ideologici sono solo un ricordo. Il territorio si è sfaldato, l’appartenenza delusa è diventata contrapposizione. E quel puro più puro che ti epura arriva sempre. Ma chi ha fatto del giustizialismo la propria cifra politica, oggi non ha titolo di lamentarsi. Ed è anche difficile esprimere solidarietà. In un’epoca dove basta parlare per pensare di dire, non potremmo stupirci se gli agrigentini passano dalla rabbia alla disapprovazione e infine all’indifferenza. Ed ecco che avanza il partito di chi non ci sta, di chi non ci vuole stare. Di chi abdica agli altri la scelta. Perché la propria scelta è di non andare a votare.

Paolo Picone