Ag2020: Pd e Forza Italia: la strana alleanza all'ombra dei Templi

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@Paolo Picone

Agrigento, ore 7:25 – L’indomani dall’ufficializzazione dell’accordo tra Forza Italia e Partito democratico per le elezioni amministrative ad Agrigento, scoppia la polemica sulla “strana alleanza” che non sembra convincere gli stessi addetti ai lavori. Come ad esempio il deputato nazionale Giuseppe Lauricella che sulla sua pagina social si chiede se Renzi è stato informato di questa operazione agrigentina. “Se Renzi non lo sa – scrive il figlio dell’ex presidente dell’Ars, il socialista Salvatore Lauricella – allora glielo faremo sapere noi”. La disapprovazione è palese. Scettico anche Beniamino Biondi, portavoce dell’associazione “Vallicaldi” che sosterrà Lillo Firetto, candidato sindaco di Agrigento che parla di “travisamento” delle parole del governatore siciliano, Rosario Crocetta, che ha sugellato questa intesa. “Crocetta – sostiene il portavoce di Vallicaldi – ha il diritto di stare con una parte politica che però deve dimenticare quando amministra la Regione: tutti ci ricordiamo i gesti altamente simbolici dei presidenti della repubblica che appena eletti, seppur dirigenti politici, hanno restituito la loro tessera  di partito  per la durata del mandato”. Analogo stupore e incredulità – per Vallicaldi – procura un’altra affermazione di Crocetta: “Le primarie sono come le elezioni a tutti gli effetti”, ancora una confusione tra parte e tutto, tra partiti e istituzioni”. “No, Presidente, le primarie non sono come le elezioni  istituzionali. Sono uno strumento parziale, e non disciplinato da nessuna norma pubblica, con cui un partito, il Pd, ha deciso di allargare la base decisionale di alcune sue scelte. Ma nel caso specifico di Agrigento sono una farsa. Agrigento 2020 è una risposta sbagliata a un problema vero: per salvare Agrigento – conclude Biondi – ci vuole il contributo di tutti i cittadini e un segnale di forte discontinuità”. Di farsa parla anche l’ambientalista ex consigliere comunale, Giuseppe Arnone. “Bisognerebbe dire a Zambito, ma anche a Firetto – sostiene l’avvocato – che stiamo preparando le elezioni a sindaco e non la grande festa in maschera di Carnevale. Firetto adesso gioca con le liste e vuol fare il prestigiatore. Convincere Di Mauro ed Alfano a nascondersi dietro il dito, a dargli i voti, ma a scomparire in campagna elettorale. Zambito invece tenta di sfondare il muro del ridicolo per nascondere agli Agrigentini questa alleanza Forza Italia – Pd”. Le primarie sono una cosa seria invece per Paolo Ferrara, coordinatore provinciale del Pdr: “Il percorso delle primarie – spiega Ferrara – è senz’altro un modo prudente e democratico per cercare di individuare il profilo più adatto a traghettare la città verso un periodo di ristrutturazione politica e sociale. Un plauso ai partiti che hanno sostenuto questo percorso di democrazia mostrando, così, maturità politica di difficile comprensione per chi decide in maniera autonoma di candidarsi. Un plauso ancora più grande va ai candidati alle primarie, ad Alessi, Bellini, Marchetta e Vita i quali hanno deciso di mettersi in gioco facendo decidere ai cittadini un candidato piuttosto che un altro, dando agli stessi la facoltà di scelta, espressione di esercizio di alta e vera democrazia”. Intanto Lillo Firetto continua il suo lavoro a capo di un progetto fatto di movimenti ed associazioni a carattere civico. Sulla sua pagina social, Firetto lancia un appello: “Per cambiare in meglio, Agrigento ha necessità di un vero protagonismo civico. Cioè serve l’impegno di ciascuno di noi. Rivolgo appello a tutti coloro che vorranno accompagnare questo cambiamento anche con propria disponibilità ad una candidatura per il Consiglio comunale”. La prima adesione è arrivata: Gigi Montalbano, una laurea in Scienze Politiche, un Master in Economia del turismo, da 15 anni svolgo l’attività di guida turistica ad Agrigento ha scelto di candidarsi con Firetto. “Nella candidatura di Lillo Firetto – scrive – vedo la possibilità che questo prenda avvio e forma, che si possa cominciare ad erodere lo zoccolo duro di quella passività, quell’umor nero, quella rassegnazione alla staticità che in fin dei conti rappresentano la piattaforma sulla quale i mali di Agrigento si sono sviluppati mortificando un territorio che ha invece una naturale tendenza all’espansione, direi alla fioritura”.