A testa alta denuncia: "Non c'è ancora il regolamento sui beni confiscati"

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@Paolo Picone

LICATA. “La “mappatura” dei beni confiscati alla criminalità organizzata – ancora da completare con tutti i dati concernenti la consistenza, la destinazione e l’utilizzazione nonché con gli elementi identificativi del concessionario, gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione – rappresenta indubbiamente un primo, importante, passo verso quello che dovrà essere l’obiettivo finale: utilizzare e rendere produttivi i beni confiscati in tempi rapidi e rendere operante, finalmente anche nella nostra città, il principio della restituzione alla collettività di un patrimonio pienamente fruibile”. Lo sostiene in una nota l’associazione “A testa alta – contro tutte le mafie” di Licata. “Completata la mappatura (che tecnicamente, ad oggi, non può definirsi una vera e propria “georeferenziazione”), con i dati degli altri terreni (dodici ettari circa) sottratti a Giuseppe Falsone e consegnati al Commissario Straordinario Dott. Dario Cartabellotta nel mese di dicembre dello scorso anno – si legge nel documento – bisogna fare ulteriori passi per il bene della nostra città, e non c’è più spazio per rimandare. Nella nostra relazione consegnata alla fine di febbraio al Segretario Generale Avv. Lucio Guarino e al Commissario Straordinario Dott.ssa Maria Grazia Brandara, oltre a evidenziare la (grave) violazione da parte del Comune di Licata dell’art. 48, terzo comma, lett. c) del Codice Antimafia (D.Lgs. 06-09-2011, n. 159), che prevede l’obbligo a carico degli enti territoriali di rendere pubblico, con adeguate forme e in modo permanente, l’elenco (periodicamente aggiornato) dei beni confiscati ad essi trasferiti, si è sottolineata la necessità, per l’Ente, di dotarsi di un regolamento comunale per l’assegnazione di tali beni. Il regolamento, nel rispetto della normativa vigente, dovrà indicare con chiarezza gli enti che possono essere beneficiari dei beni confiscati, prevedendo non solo l’assegnazione con specifico bando pubblico che garantisca la massima trasparenza, ma anche la durata della concessione e una serie di obblighi a carico dei soggetti assegnatari e l’effettuazione di controlli da parte dell’Ente. In assenza di apposito regolamento comunale si rischia di commettere gli errori del passato: concedere, cioè, il godimento degli immobili confiscati attraverso procedure e criteri non congruamente predeterminati sia con riferimento alla scelta dell’assegnatario che all’utilizzo del bene assegnato. Il rischio è tanto maggiore ove si consideri che il Comune di Licata, dal 2011, è uscito – attraverso una interpretazione a dir poco discutibile delle norme di spending review – dal Consorzio per la Legalità e lo Sviluppo, di cui fanno parte diversi comuni dell’agrigentino, e che è stato costituito allo scopo di aiutare i Comuni aderenti a superare le difficoltà finanziarie e organizzative connesse alla gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata.  Ecco perché la decisione, recentemente assunta dal Commissario Straordinario Brandara, di destinare l’immobile confiscato di Contrada Santa Zita-Carrubella a “Ostello della Gioventù” (revocando l’assegnazione fattane, fino al 2018, in favore dell’associazione di volontariato “Rangers International” che si era proposta di realizzarvi un centro d’accoglienza per extracomunitari), ha suscitato in noi forti perplessità, come abbiamo evidenziato nella nostra relazione: in assenza di un regolamento – adottato dal Consiglio Comunale – che vincoli non solo i cittadini ma anche l’operato dell’Amministrazione, chiunque subentri alla guida dell’Ente potrebbe cambiare tale decisione con la stessa rapidità e semplicità, lasciando in “balia delle onde” associazioni, cooperative e movimenti che intendono operare con serietà e impegno. Occorre, dunque, fissare delle regole una volta per tutte, in modo da consentire a tutti cittadini di trasformare quei beni in luoghi di di accoglienza, recupero, incontro e assistenza per persone in difficoltà e per quelle che vivono ogni giorno in condizioni di povertà e marginalità sociale. E la decisione, questa volta, spetta al Consiglio Comunale, che dovrà approvare un regolamento ad hoc. È questa la vera inversione di rotta, che consentirà di accelerare le operazioni di assegnazione e garantirà una maggiore trasparenza. La bozza di regolamento è pronta da parecchi mesi e giace in qualche ufficio del Comune, così come la proposta di delibera, adottata dal precedente Commissario Straordinario, che stabilisce il rientro del Comune nel Consorzio per la Legalità e lo Sviluppo, e che attende di essere portata all’esame del Consiglio Comunale.

Perché sino ad oggi i Consiglieri Comunali non hanno avuto la possibilità di esprimersi sull’argomento?